Autore: Alfredo Capozzi
pubblicato
domenica 11 luglio 2010
Sono passati più di tre anni dall’uscita del controller XioSynth della Novation, il quale è ancora in vita e sembra godere ancora di buona salute, ma il mercato è cresciuto e sono arrivati nuovi prodotti molto più freschi. Come mai ancora tanto clamore su un oggetto che mantiene ancora quasi lo stesso prezzo di tre anni fa? Lo strumento vive ancora di gloria oppure è diventato solo un oggetto di culto?
Prefazione: Quando ho deciso di esaminare, qualche mese fa, questo prodotto, mi sono posto il problema di porre l’attenzione su qualche cosa di diverso in quanto, essendo lo XioSynth presente sul mercato già da parecchio tempo, sono state scritte moltissime recensioni e si sa già quasi tutto sullo strumento in questione. Ho iniziato a scrivere sul mio PC varie bozze, ma senza essere mai soddisfatto del risultato. Un giorno guardando su una vecchia recensione della rivista cm2magazine, mi sono trovato un TEST fatto un paio di anni prima da un mio caro amico di vecchia data: Antonio Campeglia. Conoscendolo bene e sapendo che è una persona sempre a contatto con strumenti musicali di ultima generazione e che è molto critico quando deve dare un giudizio, ho ritenuto l’occasione perfetta per chiedergli di aiutarmi a gestire al meglio questa recensione. Un paio di e-mail e una telefonata ci ha permesso di accordarci: io da Roma con il mio XioSynth 49 (Fig.1) e lui da Napoli con il suo XioSynth 25 per dare il via e lavorare sul progetto.
Come si presenta: Aprendo la confezione ci troviamo di fronte all’oggetto del nostro test, ben protetto da fasce di polistirolo e corredato da un trasformatore esterno, una breve guida in inglese per un primo approccio allo strumento, qualche depliant pubblicitario di prodotti partner ed il cd con driver e alcuni software in versione lite in bundle. La prima impressione che si ha, osservando attentamente lo strumento, è la sua compattezza e soprattutto la sua leggerezza. La risposta al tocco è ben gestibile sotto le dita, ma non ha lo stesso feel rispetto ad altri strumenti di casa Novation (sono un felice possessore della NOVA II). Antonio mi fa presente che la qualità e la gestione della risposta della tastiera secondo lui è di gran lunga superiore non solo a molte master dinamiche di ultimissima generazione, ma addirittura anche di tantissimi synth di fascia alta. Considerando poi che il prodotto in esame è sicuramente più orientato ad una situazione di “studio portatile” (sdraietta, bibita, portatile, XioSynth e cuffie, per intenderci), caratteristiche come le ampie capacità di input/output (microfono, instrument, linea) sono sicuramente prioritarie rispetto al “feel esecutivo”. Sezione controller:
Lo XioSynth è una completa superficie di controllo con 22 elementi tra manopole e pulsanti (raddoppiata a 44 da un pulsante A / B), oltre ad un Touchpad ed un joystick liberamente assegnabili (Fig. 2). Tutti questi controlli sono pre-programmati in 12 dei 16 modelli a bordo, in modo che si possano controllare istantaneamente molte applicazioni software come Logic, Cubase SX3, Sonar, i più importanti synth virtuali di casa Native Instruments, Albino 2 ed altri, oltre ovviamente a V-Station e Bass Station di “mamma Novation”. Gli altri modelli sono facilmente personalizzabili tramite un Editor fornito in bundle o scaricabile dal sito Novation insieme ad altri templates e soundbanks (Fig. 3). Sezione sintetizzatore: Una volta collegato ai monitor del mio studio, lo XioSynth comincia a mostrare il suo lato migliore: il suono. Le timbriche sono decise e molto d’impatto, i sound designer che hanno sviluppato i 200 preset della macchina avevano certamente le idee molto chiare su come dovesse presentarsi il piccolo di casa Novation rendendo giustizia al motore di sintesi in Virtual Analog ed alle caratteristiche “accessorie” della macchina come, per esempio, l’arpeggiatore che ne valorizza moltissimo i timbri. Altrettanto interessante la funzione X-Gator che lo caratterizza ulteriormente dando all’arpeggio un gusto più “dancereccio”. In effetti buona parte dei preset della macchina sono stati sviluppati da artisti e produttori di fama internazionale quali Roots Manuva (Fig.4), Rennie Pilgrem, Ferry Corsten, James Zabiela ed altri. Se non dovessero risultarvi sufficienti i preset precaricati, dal sito web Novation se ne possono scaricare di nuovi ed importarli sia singolarmente che a banchi interi tramite l’editor a corredo o qualsiasi utility MIDI (esempio, MIDIox).Se poi vogliamo sbizzarrirci con un po’ di smanettamento abbiamo a disposizione gli 11 controlli rotativi (Fig.5) per accedere ai principali parametri di sintesi. Da sottolineare che alcuni parametri sono difficilmente raggiungibili in quanto i menu sono nascosti dietro ripetute pressioni di alcuni pulsanti; non il massimo dell’intuitività a dire il vero, specialmente se abbiamo intenzione di cimentarci in sessioni di sintesi in tempo reale. Antonio mi segnala che nella versione che ha recensito a suo tempo, alcuni dei suoni avevano un problema: con i suoni in modalità monofonica/ legato (soprattutto quelli con forme d’onda “Saw” molto filtrate) si avvertiva un CLICK. Effettuando una prova mirata, con l’aggiornamento di sistema, ora tale problema non si avverte se non quando si modificano alcuni preset di fabbrica. Motivo per cui consiglio di creare nuovi suoni partendo dalla Init Patch. Particolare molto importante, a mio avviso, è la necessità di fare il mixdown su computer via USB dell’audio prodotto dalla sezione di sintesi. L’importanza è sottolineata dal fatto che, essendo la macchina monotimbrica ad 8 voci di polifonia, ci si deve limitare all’esecuzione di un solo suono per volta: quindi poter “finalizzare” una traccia MIDI (senza conversioni intermedie) per passare alla successiva è un ottimo compromesso per lavorare senza degrado qualitativo. Interfaccia audio:
La scheda audio della XioSynth è la stessa che montava quando è uscita, sfortunatamente per questi prodotti c’è un obsolescenza abbastanza forte e dopo tanti anni qualche cosa che poteva sembrare ottima per quel periodo storico, in realtà adesso potrebbe risultare ridicola. Ma andiamo per ordine. Per aver un riscontro sulla qualità ho chiesto ad Antonio se poteva farmi un confronto, visto che oltre ad avere a sua disposizione una scheda audio RME Fireface (Fig.6), poteva procurarsi facilmente anche delle schede di fascia più bassa da utilizzare nella comparazione, mentre da parte mia, con solo una Motu 828 MK2, il confronto sarebbe risultato impari.Grazie ad Antonio, quindi, la scheda Novation è stata provata confrontandola con una Edirol e una M-Audio Base USB e, in realtà, quello che risulta immediatamente ad un primo ascolto è che ognuna delle 3 schede ha una caratteristica sonora diversa ma con pari prestazioni di stabilità di driver e di latenza. Secondo Antonio la scheda che monta all’interno ha ancora tutte le carte in regola per essere una buona “entry-level” per registrare, senza avere problemi di clip o di latenza con un suono più che accettabile, pari a schede nella fascia di 150/200 euro. Se poi consideriamo la possibilità di poter trovare lo XioSynth sul mercatino dell’usato… A.C.: Non sarà una RME Fireface, ma vi posso assicurare che il suono è molto pulito e soprattutto equilibrato e riesce a gestire bene sonorità con transienti molto veloci, tipo chitarre e bassi acustici, senza impastare in maniera innaturale il segnale. Analisi circuiteria: Passiamo ora a dare un’occhiata all’interno del nostro giocattolino, grazie all’indagine e le fotografie realizzate da Antonio. La costruzione è semplice ed ordinata e lo XioSynth si esaurisce in soli 3 circuiti stampati: la scheda sotto la tastiera, la scheda per l’interfaccia utente (posizionata subito sotto il pannello superiore) e la scheda principale, fissata sul fondo ed ancorata al retro con le varie connessioni (Fig.7). Come si può dedurre già a prima vista si tratta di alta ingegnerizzazione con un grosso uso di circuiti integrati che svolgono compiti specifici (generazione sonora, elaborazione etc.), con i pochi elementi discreti che fungono da completamento ed interfaccia tra i circuiti. Il vero fulcro del sistema comunque è il DSP Motorola 56367 a 150 Mhz (Fig.8) utilizzato anche per macchine altamente professionali come la scheda TC Powercore, vero unico responsabile di ciò che viene “acusticamente” prodotto all’interno del sintetizzatore. Più passa il tempo e più queste macchine tendono a somigliare a computer (Fig.9). Il filtro ovviamente è un elemento centrale della catena di sintesi di XioSynth e, in effetti, suona molto bene, ma il piccolo Novation si difende bene anche quando non è il filtro a caratterizzare il suono, a riprova che la materia prima che esce dagli oscillatori è già soddisfacente. I successivi tre campioni stanno a testimoniare proprio questo: lo XioSynth riesce ad esprimersi benissimo in molte tipologie di sonorità sintetiche, con la morbidezza che ormai è marchio di fabbrica in casa Novation.
Considerazioni finali: XioSynth fornisce un’ottima sezione di sintesi, flessibile nelle sonorità e malleabile sotto le vostre mani, un’interfaccia audio completa dal punto di vista delle connessioni ed un controller ottimizzato per i più diffusi VST instruments: il tutto impacchettato in pochi etti da portare ovunque si voglia. Ancora oggi, nonostante la sua età tecnologica, lo ritengo ancora un prodotto molto valido e funzionante con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Se ciò che state cercando è un compact controller a tastiera per l’uso in uno studio mobile, lo XioSynth è probabilmente la soluzione che fa per voi. Pro: Grande compattezza e leggerezza; Ottima qualità sonora con una scheda audio di buon livello. Contro: Sarebbe stato opportuno, dopo tanto tempo, mettere nella sezione “template” almeno i presets delle nuove versioni di Cubase e Logic. Prezzo indicativo: € 300,00 (XioSynth 25) Info: www.novationmusic.comDate le informazioni che abbondano nella rete, diventa anacronistico parlare del LaunchPad come di una macchina nuova. Pertanto, per redigere questo articolo, l’approccio allo strumento è stato condotto volutamente in modo empirico dettato dalle esigenze di capire se il nuovo strumento firmato Novation, espressamente dedicato ad Ableton Live e che ha destato molto interesse sin prima della sua messa sul mercato, avesse, nascosta da qualche parte del suo OS, ancora qualche freccia al proprio arco nell’uso con altri software musicali.
Installazione: Anche se il LaunchPad viene riconosciuto in automatico dal sistema operativo, non altrettanto immediato è il riconoscimento da parte di Ableton Live. Motivo per cui, in prima battuta, consiglio di scaricarsi dal sito Novation i driver più aggiornati e avviarne l’installazione. Fatto ciò, si può procedere all’apertura di Live dove andranno settati l’I/O nelle Preferenze al tab “MIDI Sync” (Fig.1). Ad ogni successivo avvio, Live riconoscerà in automatico la connessione al LaunchPad. Bundle Software: Prima di addentrarci nell’uso diretto del LaunchPad è bene sottolineare da subito che lo strumento è corredato da una versione Lite di Ableton Live. Chi è abituato a lavorare sostanzialmente con Groove Audio non troverà di che recriminare di questa versione “alleggerita” del programma. Ovviamente mancheranno tutto l’arsenale audio e parte degli strumenti virtuali offerti con la versione Studio, ma considerando il costo finale dell’intero prodotto non posso che ricordare che “a caval donato …”. Chi ha già installato la versione completa di Live, come il sottoscritto, farà bene invece a non incasinare il proprio HD anche se su MAC le due versioni possono tranquillamente convivere senza creare problemi.
e adesso… divertiamoci! Il titolo la dice lunga sul fatto che il LaunchPad è immediato nell’utilizzo già dal primo approccio con Ableton Live. Lo scarnissimo manuale in PDF a corredo (solo 3 facciate), consente l’uso pressoché immediato dello strumento anche ai meno preparati in materia di controller. Doverosa indicazione: la prima fila orizzontale del LaunchPad richiama le modalità operative (di default il LaunchPad si autoimposta per la gestione delle clip con l’area centrale funzionante come Pad), l’area centrale e la fila verticale sulla destra, a secondo della modalità operativa richiamata, assumono sia funzioni di richiamo di uno specifico Control Change, sia funzione di variazione numerica della modalità operativa attivata. Caricata qualsiasi session dentro al programma, il LaunchPad ne visualizzerà immediatamente la disposizione delle “clip” sui suoi 64 Pad che coprono l’area centrale del controller, con una matrice di 8 tracce orizzontali per 8 clip verticali.Casomai avessimo bisogno di controllare più di 8 tracce, ovvero 8 clips, le 4 frecce disposte nella parte alta sinistra del controller ci consentono di scorrere in tutta l’area di Live con estrema semplicità e velocità. Ad ogni spostamento dell’area di Live, i Pad si adatteranno di conseguenza, dando sempre una visualizzazione chiara ed immediata di dove agire. Ottimo.In questa modalità, settata di default all’avvio dello strumento, ma richiamabile in qualsiasi momento con il pulsante “Session” casomai si cambiasse pagina operativa , gli otto Pad verticali posti in verticale sulla destra operano la funzione di richiamo delle scene, auto settandosi, in senso verticale, man mano che ci si sposta nell’area operativa di Live.Gli stessi 8 Pad, assumono le funzioni indicate dalle serigrafie verdi, nel momento in cui si preme l’ottavo Pad “Mixer” della fila orizzontale. In tal caso, i Pad consentono di attivare alcune delle funzioni cardini del programma, mentre i 64 Pad operano le variazioni della funzione richiamata. Nello specifico, una prima modalità divide l’area centrale in due distinte zone operative, laddove le prime 4 file continuano la loro azione sulle clips, mentre le quattro file inferiori operano per ogni canale audio di Live, lo Stop delle clips, il Mute, il Solo e la messa in record (Arm). In questo caso, la fila di destra opera, globalmente su tutte le tracce, la stessa funzione, disattivandole. Diversamente, i primi 4 Pad di destra richiamano il controllo del Volume, Pan e Mandate ausiliarie del canale A&B. In questo caso i 64 Pad centrali assumono colorazione differente a secondo della funzione richiamata e ne variano i valori su 8 valori fissi. Se da un lato, ciò consente un rapido richiamo del valore desiderato con salti che variano a secondo della funzione richiamata (indicativamente 16 valori MIDI per ogni Pad adiacente), dall’altro ne rappresenta anche il limite più evidente nel caso si volesse agire sulla scala completa dei 128 valori MIDI che già di per se, sono limitanti in alcuni contesti produttivi. C’è da dire, tuttavia, che essendo il LaunchPad pensato soprattutto per l’utilizzo dal vivo, gli 8 valori fissi valutati all’atto pratico risultano essere più che comodi per una performance live. Infine, i pulsanti operativi “User 1” e “User 2” consentono all’utente di potersi programmare in proprio le funzionalità dell’area centrale che di default, lasciando le cose come stanno, fungono da Pad percussivi per i drum kit di Live. In questa modalità, mi avrebbe fatto piacere riscontrare la possibilità di avere i Pad dinamici, in modo da poter dosare l’azione percussiva sui suoni. Altri Software: Ho premesso all’inizio che l’intento di questo test era indirizzato a capire se il LaunchPad potesse essere utilizzato anche in altri contesti operativi. Per far ciò, innanzitutto, ho dovuto scaricarmi dal sito Novation il software AutoMap nella versione più aggiornata 3.41 con il quale ho tentato di “accoppiare” il LaunchPad a Logic 9, software che uso abitudinariamente per le mie piccole produzioni audio.Ebbene, andando più in fondo nello studio di AutoMap ho scoperto che lo stesso è stato sviluppato con un occhio di riguardo alla serie SL e Nocturn, relegando il LaunchPad ad una sorta di Cenerentola della situazione. Con tale affermazione, intendo indicare il fatto che chi spera, come me, di poter usare il LaunchPad anche nella semplice veste di drum controller, pone male le proprie speranze. Anche la relativa semplicità di associare, tramite apposita pagina di programmazione di AutoMap, le note MIDI ai Pad del LaunchPad, non sempre restituisce quel feeling operativo tale da pensarlo come sostituto ad una normale master controller. Ad ogni modo: con Ultrabeat, una volta impostato le 24 note MIDI, è stato un gioco da ragazzi programmare qualsiasi pattern ritmico. Con MOTU BPM, invece c’è stata qualche difficoltà in più, dato che i 4 layer su cui sono disposti i 16 Pad percussivi rispondono, di fatto, alle stesse note ma con canali MIDI differenti, consentendo, pertanto, il controllo di un solo layer alla volta. Tale limite, tuttavia lo si avrebbe anche con un qualsiasi altro controller che opera su un solo canale MIDI alla volta. Un modo di aggirare parzialmente tale limite, lo si ottiene operando direttamente sul BPM, attivando la funzione “Route MIDI Input to” e lasciando settata la voce adiacente su “Selected Bank&Part” (Fig. 2). Con Battery di Native Instrument, l’operatività è la stessa di Ultrabeat. Una volta settati tutti i Pad e caricato un set percussivo, ci si può sbizzarrire come meglio si crede nella costruzione dei propri pattern. Anche se non ho avuto modo di provare il LaunchPad su tutto lo scibile delle Drum machine virtuali (XLN Audio, GURU, iDrum, giusto per citarne alcune) il sistema rimane invariato: un pò di pazienza e conoscenza minima delle note MIDI da assegnare. Una nota di merito per il LaunchPad e l’AutoMap va riconosciuta alla possibilità di assegnare a Pad differenti la stessa nota MIDI, cosa non possibile invece sulle tastiere, dove le assegnazioni sono fisse e, di solito, conformi in modo statico al General MIDI (GM Standard). Ciò ad esempio torna molto utile per creare un pattern di HiHat, dove la dislocazione su più Pad ne consente una più comoda e rapida programmazione. Considerazioni finali: Per chi usa Ableton Live per le proprie produzioni o le proprie performance del vivo, il LaunchPad rappresenta un must-controller dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. Le piccole defezioni riscontrate (Pad non dinamici, valori di Control Change limitati) non penalizzano pesantemente la creatività; anzi, considerando che Live è un programma votato alla velocità operativa, il LaunchPad non fa altro che incrementarne tale peculiarità. Non altrettanto convincente è l’uso nei confronti di altri plug-in o altre DAW, dove la la necessaria assegnazione dei Pad potrebbe scoraggiare più di un utente. Ancor più se si considera la mancanza di potenziometri e slider per il controllo di funzioni continue. Ma chi cerca tale confort, può tranquillamente indirizzarsi alle serie SL o Nocturn, che ad ogni aggiornamento di AutoMap allargano i propri orizzonti operativi alle DAW più recenti, con la peculiarità, unica per i controller, di auto mapparsi su qualsivoglia parametro operativo del sequencer e dei suoi plug-in proprietari. Ritornando al LaunchPad, la possibilità di suonare fino a 64 suoni percussivi contemporaneamente, velocizza notevolmente la costruzione dei pattern ritmici, qualsiasi sia il sequencer usato, a patto però che si perda un pò di tempo per la configurazione della propria drum machine preferita. Non va dimenticato nemmeno il prezzo che è tra i più bassi per questo tipo di controller. Un consiglio: se andate a provarlo in negozio, cercate di avere con voi anche abbastanza soldi per portarvelo a casa. La tentazione è forte.
Assaggini Audio: Per darvi prova delle capacità timbriche dello XioSynth ho preparato 6 piccoli “assaggini” per le vostre orecchie che spero vi permettano di farvi un’idea più precisa in proposito. Il primo (XioSynth01.mp3) è un classico utilizzo dell’arpeggiatore; il suono usufruisce a pieno della pulizia del filtro risonante che da apertissimo va a chiudersi rapidamente per enfatizzare la brillantezza dell’attacco. Come potrete notare, l’arpeggiatore è programmabile permettendo evoluzioni armonico-ritmiche del tutto personali. Il secondo ascolto (XioSynth02.mp3) permette di apprezzare come suona il filtro pressoché in tutta la sua estensione. Per il terzo esempio sonoro (XioSynth03.mp3) ho scelto un semplice Lead Synth per evidenziare la pulizia sonora e la limpidezza del filtro. Il filtro ovviamente è un elemento centrale della catena di sintesi di XioSynth e, in effetti, suona molto bene, ma il piccolo Novation si difende bene anche quando non è il filtro a caratterizzare il suono, a riprova che la materia prima che esce dagli oscillatori è già soddisfacente. I rimanenti tre campioni stanno a testimoniare proprio questo. con Pad morbidi e sognanti (XioSynth04.mp3), evocative percussioni sintetiche (XioSynth05.mp3) e classici synth bass (XioSynth06.mp3) lo XioSynth riesce ad esprimersi benissimo in molte tipologie di sonorità sintetiche, con la morbidezza che ormai è marchio di fabbrica in casa Novation.